Giovedì 23 Febbraio 2012
 
 
Il Sacro di Birmania

Il Sacro di Birmania è un gatto che, secondo la leggenda che l'accompagna, deve il proprio aspetto ad un gesto d'amore per il padrone: un amore che ancora oggi questo gatto è capace di regalare a tutti. E' un magnifico micione buono, equilibrato, socievole e tranquillo che nonostante la stazza importante ha comunque un portamento molto elegante. Dotato di gran personalità e di spiccata sensibilità, ama la vita casalinga, tranquilla ed oziosa in compagnia del suo padrone. Così come detesta la solitudine e la confusione, altrettanto ama la compagnia delle persone e dei bambini con cui ama giocare, e convive pacificamente oltre che con altri gatti anche con i cani. Non è molto vorace ma è raffinato nella scelta del cibo. Il suo mantello setoso con poco sottopelo si annoda molto difficilmente e si mantiene facilmente in ordine con una toelettatura settimanale usando una spazzola morbida.

LEGGENDA ED ORIGINI:

Si narra che questo gatto discenda da un'antica popolazione di gatti sacri ospitati nel tempio di Lao-Tsun in Birmania, dedicato alla dea Tsun-kian-kse rappresentata da una statua d'oro con due magnifici occhi di zaffiro: qui viveva il Lama Mun-ha in compagnia dei monaci Kittahs e dei loro adorati gatti bianchi. Durante un assalto al tempio da parte dei razziatori Phoum provenienti dal Siam, Mun-ha, mentre era assorto in meditazione davanti alla statua della dea insieme al suo gatto bianco ad occhi gialli Sinh venne ferito a morte: il suo fedele Sinh si accucciò sopra di lui rivolgendo lo sguardo alla dea e come per incanto il suo mantello divenne dorato come il corpo della dea e gli occhi blu come gli zaffiri della statua; le sue zampe, la coda,  il muso e le orecchie si tinsero di colore scuro, ad eccezione dei piedini ancora appoggiati sul padrone morente che invece rimasero bianchi candidi in segno di purezza. I banditi fuggirono impauriti da questo prodigio ed i monaci si salvarono così dal saccheggio e dalla distruzione. L'anima di Mun-ha trasmigrò così nel corpo di Sinh, che senza mai smettere di fissare la statua della dea, rifiutò cibo e acqua per sette giorni e si lasciò morire: nel frattempo, tutti i gatti del tempio avevano subito la  stessa trasformazione di Sinh, mantello dorato, occhi blu e piedini bianchi....Da questa leggenda deriva il nome della razza, Gatto Sacro di Birmania.

Quanto sia prezioso un gatto Sacro di Birmania è già detto nel suo nome, tant'è che in passato in Birmania, suo paese di provenienza, ne era persino vietata l'esportazione. Infatti, il Sacro di Birmania fa la sua prima comparsa in Occidente nel 1920 grazie al miliardario americano Cornelius Vanderbilt che, innamoratosi di questi splendidi gatti durante una crociera in Oriente, acquistò a caro prezzo una coppia di esemplari da un servo infedele che li aveva sottratti proprio dal tempio di Lao-Tsun in Birmania. Purtroppo il maschio di nome Madalpour  morì durante il viaggio, mentre la femmina di nome Sita , partita dal tempio già gravida, partorì a Nizza la prima cucciolata di questa razza in Europa. La federazione felina francese ne operò il riconoscimento e li iscrisse nei suoi libri genealogici: proprio un esemplare della prima cucciolata, Poupée de Madalpour, fu il primo Sacro di Birmania presentato in una mostra felina nel 1920. Durante la seconda guerra mondiale la razza fu vicina all'estinzione, ma grazie al Duca d'Aosta e alla contessa Giriodi Panissera si salvarono le due coppie capostipite dei gatti che oggi possiamo amirare nelle esposizioni feline di tutto il mondo, e da queste si partì per ottenere il riconoscimento ufficiale della razza, arrivato poi nel 1966.

GENETICA:

 

Il Sacro di Birmania presenta un mantello a motivo siamese, il pelo semilungo ed un guantaggio bianco sui quattro piedini che è la caratteristica saliente della razza.

Il genotipo di un gatto Sacro di Birmania è pertanto quello di un colourpoint a pelo lungo (cscsll), ma con l'aggiunta di bianco secondo i meccanismi genetici di seguito spiegati.

 

 

 

Il gene del pattern pointed (cscs):

Il gene C produce una pigmentazione piena ed uniforme su tutti i peli di tutta la superficie del mantello ed è comune a tutti i gatti di colore solido (nero, blu, etc) ad esclusione dei gatti bianchi. Il gene C codifica la struttura corretta dell'enzima tirosinasi che promuove la sintesi di melanina  e ne permette il completo funzionamento, assicurando così una sintesi di pigmento tanto efficace da produrre il colore pieno su tutto il pelo e pertanto su tutto il corpo.

Le  mutazioni recessive del gene C si traducono in una pigmentazione man mano più schiarita del mantello: a causa della modifica strutturale della tirosinasi e del conseguente diminuito funzionamento, viene sintetizzata una quantità inferiore di melanina e la diminuzione progressiva di pigmentazione si ripercuote sia sul pelo che sugli occhi.

allele cs: s3

in genetica il termine siamese non indica la razza ma il pattern che presenta le punte colorate. L'allele siamese, o point,  non si manifesta  pertanto soltamente nella razza siamese ma anche in altre razze, come i Balinesi, i Birmani, i Ragdoll, i Devon Rex : il persiano colourpoint  viene definito"himalayano o kmer", il siberiano colourpoint è detto "neva masquerade". La coppia allelica recessiva cscs determina la cosiddetta colorazione siamese, ovvero la pigmentazione dei peli solo alle estremità più fredde del corpo (muso, orecchie, naso, coda e zampe: motivo pointed). Alle estremità del corpo del gatto, dove la temperatura è sempre più bassa rispetto agli altri distretti, si evidenzia una concentrazione di pigmento più elevata e quindi le punte appaiono più scure: ciò avviene grazie alla aumentata attività dell'enzima tirosinasi a basse temperature con conseguente maggior sintesi di melanina. E'stato infatti provato sperimentalmente che la temperatura influenza la colorazione del mantello a motivo siamese: infatti la bassa temperatura sulla superficie del corpo rende il pelo più scuro mentre l'alta temperatura lo schiarisce. Inoltre, tanto più le punte sono scure, tanto più intenso appare il colore del corpo: il contrasto tra la pigmentazione beige, bianco-ghiaccio del corpo e le estremità più scure dev'essere netto per essere tanto più apprezzabile, anche se il mantello tende a scurirsi con l'età e in quei gatti che vivono in climi più freddi. Oltre alle variazioni climatiche, anche l'età influenza la pigmentazione del mantello, tant'è vero che tutti i cuccioli point nascono bianchi e solo dopo qualce giorno si evidenziano le marcature mentre i gatti adulti hanno il mantello più scuro. Gli occhi dei gatti pointed sono di un colore che va dall'azzurro al blu intenso sempre per effetto della depigmentazione operata dalla coppia allelica cscs.

Il gene delle macchie bianche (S)

Il  gene della pezzatura bianca (piebald spot)  si indica con  la lettera S, e produce totale depigmentazione di colore in talune zone del corpo. In presenza di S, sulle aree dove c'è pelo questo risulta bianco, dove invece c'è pelle, come sul naso o sui polpastrelli, questa viene depigmentata a rosa. L'allele recessivo s non produce depigmentazione e lascia il colore pieno.

L'azione del gene S è molto variabile: da una piccola macchietta bianca (white button, locket) alla quasi totalità di pelo bianco, come nelle distribuzioni arlecchino e van. Questa variabilità è da imputare ai poligeni modificatori, anche se è ormai noto che il gene piebald spot in forma omozigote SS produce aree bianche maggiori (caso della distribuzione Van) rispetto alla forma eterozigote Ss. Questo fenomeno indica quindi una dominanza solo parziale di S su s.

Il gene S è responsabile della trasmissione genetica delle aree bianche del mantello, ma l'ubicazione e l'estensione di queste macchie nei cuccioli non è necessariamente identica a quella dei genitori.

Il gene della distribuzione guantata dei Birmani

Alcune tipiche distribuzioni di bianco tendono però a persistere nei cuccioli: un esempio classico è la distribuzione guantata del Birmano. Ma la persistenza della distribuzione guantata è un fenomeno genetico da ricondurre al gene S, ad un suo allele, oppure ad un gene differente posizionato su un locus diverso del genoma? Un dato è certo: non si hanno notizie di cuccioli Birmani fra cui ci fosse qualche pointed senza guanti bianchi. E' anche vero che ormai da molte generazioni i Birmani vengono incrociati solo fra loro, e perciò potrebbero essere ormai tutti omozigoti rispetto ad un ipotetico gene della distribuzione guantata. Le teorie più accreditate sono comunque sostanzialmente due:

1. L'espressione del gene S potrebbe essere condizionata da poligeni modificatori della serie K che confinerebbero la distribuzione delle macchie bianche in maniera regolare e simmetrica solo sui quattro piedini.

2. Altri studiosi hanno invece ipotizzato la presenza di un gene autosomico recessivo g (gloves= guanti) in grado di confinare il bianco sulle estremità: questa ipotesi è al momento la più accreditata anche se al momento non è stato ancora appurato se g sia un gene a sé stante che determina esclusivamente l'esatta posizione del bianco sui piedini e modifica l'espressione del gene S che rimane responsabile della pezzatura bianca, oppure se g sia un allele ubicato sullo stesso locus di S.

LA SELEZIONE e LO STANDARD:

Guantaggio:

Questo termine definisce la particolare distribuzione delle macchie bianche, regolari e simmetriche visibili sui piedini delle zampe anteriori e posteriori del Sacro di Birmania, tan'è che questi vezzosi guantini bianchi sono la caratteristica peculiare della razza: allo stesso tempo rappresentano la reale difficoltà  nella sua selezione, in quanto è realmente difficile ottenere il disegno e le proporzioni previste dallo standard. I piedini devono essere di un bianco candido e senza alcuna  macchia di colore: sugli arti anteriori il bianco deve limitarsi alle dita e non superare il metacarpo, mentre nella zona plantare della zampa posteriore il bianco può ricoprire da ½ a ¾ del tallone e deve formare una V rovesciata.

Selezionare cuccioli con guantini perfetti è impresa davvero difficile, in quanto da due genitori correttamente guantati potrebbero nascere soggetti con irregolarità di guantaggio: anche la selezione più rigorosa non può eliminare del tutto i piccoli difetti.

 

Standard di razza

Categoria: pelosemilungo.

Corpo: Semi cobby, lungo con punte colorate e piedi bianchi, abbastanza pesante con ossatura forte e muscolatura possente.  I maschi sono di taglia più grande delle femmine.

Testa: Larga, rotonda, con cranio arrotondato e fronte leggermente bombata. Le guance sono piene e gli zigomi prominenti. Il mento è ben sviluppato. Il collo, da corto a medio, è ben muscoloso.

Orecchie: di media grandezza con le estremità arrotondate e posizionate basse.

Occhi: Grandi , quasi rotondi e un po'obliqui, di un colore blu profondo il più scuro possibile.

Naso: Dritto e senza stop. Il profilo è convesso.

Piedi: Grandi, rotondi e bianchi. Zampe di media lunghezza, proporzionate al corpo, ma forti e robuste.

Mantello: Morbido, setoso, semilungo, con pochissimo sottopelo. E' desiderabile la gorgiera (pelo intorno al collo) abbondante. La coda è di media lunghezza.

Varietà di colore: L'unico colore allevato dal dopoguerra per circa vent'anni fu il seal e bisognerà aspettare gli anni '70 per introdurre le altre colorazioni: Blue, Chocolate, Lilac, Red, Cream nella varietà solida, squama di tartaruga e tabby.  Il colore è localizzato sul muso, orecchie, zampe e coda ad eccezione dei  quattro piedini che sono bianchi: il resto del mantello varia dal beige dorato al bianco magnolia in armonia con colore delle punte, che a loro volta devono essere sempre ben visibili ed in netto contrasto col colore del corpo.


Colore

 

Codice EMS

 

Seal/Blue/Chocolate/Lilac/Red/Cream point

 

SBI n/a/b/c/d/e

 

Seal/Blue/Chocolate/Lilac tortie

 

SBI f/g/h/j

 

Seal/Blue/Chocolate/Lilac/Red/Cream tabby

 

SBI n/a/b/c/d/e 21

 

Seal/Blue/Chocolate/Lilac tortie tabby point

SBI f/g/h/j 21

 

rosamunde98

 

A cura della Dott. Marianna Mazzeo.

 

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